Luca Andreozzi

"Sono un sognatore, e tramite l'arrampicata riesco a rendere i miei sogni realtà"

Hollywood 7c+ (Isola d'Elba) Il Cuore non basta 8a+ Achille 8a+ (Monte Amiata) progetto Valli di Lanzo

Ho iniziato ad arrampicare nel '97, in febbraio per la precisione. Avevo circa 6 anni. Sebbene mio padre fosse un ex scalatore (poco prima che nascessi si era dato al parapendio), la cosa era venuta proprio da me, che sin da quando fui in grado di articolare i primi discorsi di senso compiuto esprimevo continuamente questa volontà, quella di provare ad arrampicare. Alla fine, preso per sfinimento, quel giorno di febbraio mio padre mi portò sulla roccia, ignaro come me di quanto quella sensazione incredibile che era l'arrampicata avrebbe cambiato la mia vita: in un attimo avevo trovato il gioco più bello di tutti.

Fui etichettato forse troppo presto come “bimbo-prodigio”, poiché era ancora pressoché impossibile in quegli anni vedere dei ragazzini con scarpette e imbrago così famelici di roccia, pronti a scalare quella e questa via come non ci fosse stato un domani, e subito dopo essere scesi dall'ennesima salita, rimettersi silenziosi a giocare con Jhonny Quest, o con l'Action Man di turno. Soprattutto in Toscana. Presto però l'arrampicata mi avrebbe riservato la grande sorpresa di un mondo di bambini come me, che scalavano e si divertivano in strutture fatte su misura per loro. Quel mondo che era Coppa Italia giovanile mi permise in poco tempo di ampliare totalmente i miei orizzonti, iniziando un viaggio fatto di paesi, di persone, di storie, di rocce, di panorami che mi accompagnarono dai primi passi nell'agonismo, ai primi titoli di Campione Italiano, fino alla Coppa Europa under 16, dove riuscii a mettere a segno un paio di 6° posti.

Sebbene la scalata mi avesse dato tanto, oltre che roccia da scalare, verso i 16 anni sentii l'esigenza di staccarmi da tutto quel mondo. Forse il rapporto che avevo sempre avuto con questo sport era divenuto talmente intimo, talmente speciale, che una parte di me si sentiva completamente risucchiata, calpestata. Le gare non mi davano più una bella sensazione, e presto anche la roccia avrebbe iniziato a spegnersi tra le mie mani. L'arrampicata si era presa tutto il mio spazio vitale, ed io avevo bisogno di respirare aria pulita, di essere un “me stesso” di verso dal ragazzino prodigio, dalla promessa, dal talento. Infondo ero pur sempre un ragazzo di 16 anni che proprio non riusciva a passare il test di matematica.

Una mattina di 4 anni dopo, l'arrampicata mi ha svegliato all'improvviso. Di colpo, avevo una voglia impellente di rimettere quelle scarpette, quelle che avevo abbandonato da qualche parte in garage. Senza farmi troppe domande non ho esitato a posare nuovamente i polpastrelli sulla roccia, capendo in quel momento quanto quella sensazione mi fosse mancata. Il “Luchino” arrampicatore era comunque una parte di me, una parte che mi aveva dato tanto e che adesso, scalpitava e spingeva come non mai per uscire, pronto ad andarsi a prendere i sogni infrangendo qualsiasi ostacolo.

In questo caso l'ostacolo più grande era la distanza, quella che mi separava dal Bside di Torino, dove d'un tratto l'ago della mia bussola, inspiegabilmente, aveva preso a puntare. Tempo di fare le valigie, ed eccomi là ad indossare la maglia del Bside Team Plus, lottando per riprendermi gli spazi che avevo abbandonato, con una nuova, forte, meravigliosa passione, che mai così fortemente avevo sentito bruciare dentro di me. Proprio come in quel febbraio del '97, non potevo essere consapevole di quanto quel treno avrebbe ancora una volta rimescolato le carte in tavolo regalandomi una “seconda vita”.

Dopo essere tornato in Toscana, un anno e mezzo più tardi, sentivo d'aver messo importanti tasselli dentro al puzzle: quello del confronto, quello della riscoperta, e soprattutto quello del disperato coraggio di chi non può aspettare un giorno in più distante dai propri sogni. Avevo trovato il mio equilibrio. L'arrampicata era diventata per me, una forma d'arte. Con un nuovo spirito iniziai a riscoprire le mie rocce, quelle vicino casa, vedendo linee che forse prima non avevo avuto il coraggio di sognare, tracciando nuove rotte come un pittore di fronte ad una nuova tela, e questa volta conservando dentro di me quella gioia, quell'ingenuo spirito di avventura, di gioco, con il quale, nel '97, un bambino svolazzava appeso ad una corda nei pomeriggi liberi dalla scuola.

 


Highlights

LEAD

- Wave 8a – flash (L'Onda. Val D'Aosta)

- Ivan Drago 8a – flash (Villenueve, Val D'Aosta)

- Sirkaty Lessons 8a - onsight (Kalymnoss)

- Les Colonnettes 8a - onsight (Ceuse)

- Juma 8b - 2nd go (Giardino degli Elfi)

- Il Gemone 8b/c (Candalla Bassa)

 

BOULDER

- Icaro 8a (Villarbasse)

- Rainbow Rocket 8a (Fontainebleau)

- Il Cuore non basta 8a+ (Isola d'Elba)

- El Chileno 8a+ (Hulveto Tanks)

- Achille 8a+ (Monte Amiata)

- Tibiaepperone 8b (Huliveto Tanks)

- Welcome to Hell 8b (Huliveto Tanks)

- Un Giovedì da Leoni 8b (Huliveto Tanks)

 

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