Luca, Francesco, Emilio e Chiara sfidano l’UTMB

Ecco come si arriva a correre due giorni di fila. Storie di persone normali che sui monti diventano giganti

Published in News | running |
27 lug 2018
by SCARPA®
Tag: trail running
Luca, Francesco, Emilio e Chiara sfidano l’UTMB

Ci sono due tipi di dolore: il dolore che fa male e il dolore che cambia. Dopo una corsa in montagna si capisce esattamente la differenza. E i depositari di questa saggezza sono gli ultramaratoneti del cielo, funamboli che corrono per giorni interi senza dormire.

Di sfide di questo tipo non ce ne sono molte, ma la gara più attesa è l’UTMB, che dal 27 agosto al 2 settembre è il summit mondiale del trail running. Ci sono anche degli atleti SCARPA® pronti alla partenza. A loro abbiamo chiesto quali sono le emozioni che portano a correre misure tanto impegnative.




Luca Cranner Sovilla è ad esempio una delle anime del Team Peggiori. Uno che alla corsa è giunto come una forma di ripicca verso le ingiustizie del mondo. Quando aveva tre anni un medico gli aveva detto che non avrebbe mai potuto fare sforzi. Ma lui non ha ceduto a quella malattia del sangue. E ha iniziato a lottare.

Dalle maratone sull’asfalto alla montagna è stato un attimo, è bastato che un amico lo sfidasse. E adesso si trova a correre la nuova sfida, che ha il nome di TDS: 119 chilometri per 7.200 metri di dislivello positivo, con partenza da Courmayeur. “A volte mi sento ricco e viziato a poter correre gare tanto spettacolari, sono privilegiato nei confronti di chi non potrà mai farlo”, spiega. “Sfidare la mia malattia, arrivare da quarantenne a gareggiare in situazioni di questo genere per me è impagabile.

La sfida è contro me stesso, scattare una foto all’alba tra i monti durante una competizione è ciò che mi dà davvero soddisfazione”.




Ma la passione per le corse estreme non è solo per i professionisti. C’è un amatore, che nella vita è tecnico informatico, capace di consumare più scarpe che computer. È Francesco Fazio, padovano, che correrà l’UTMB, epico viaggio da 170 chilometri con diecimila metri in verticale da scalare.  “Per me è sempre stato un tentativo di mettermi in gioco, di superare i miei limiti”, confida. “Ho la sensazione che quando riesco in certe imprese in montagna la vita reale sia più semplice. Se ce la faccio in salita, posso raggiungere qualsiasi obiettivo anche nel lavoro. Quando mi viene un dubbio per la troppa fatica ripenso ad Arianna, la mia cuginetta. Lei sì che è stata forte e tenace nel lottare contro la malattia, ora mi protegge e mi dà la forza dal cielo. Chi sono io per non lottare come lei?”.




E ai nastri di partenza di questo viaggio che ha tempo limite di quasi due giorni – esattamente 46 ore e mezza – ci sarà anche Emilio Vellandi. Dopo una vita da podista di pianura alternata alla scrivania da commercialista, il trevigiano adesso sfida l’intera UTMB. Ci arriva dopo aver corso l’OCC e pure la CCC da 101 chilometri e 6.100 metri di dislivello. “Quest’anno compio cinquant’anni e voglio tentare la sfida”, racconta.

“Tutto è iniziato quando, qualche anno fa, ho visto l’arrivo della Lut. Io ero a Cortina a camminare. La settimana dopo mi sono iscritto a una gara da 30 chilometri. Da allora cerco sempre di allungare la distanza, cerco di andare oltre, ma sempre al mio passo”.




Infine, c’è anche chi vede nella sfida di fine agosto un muro, il più alto mai scalato. Sebbene la misura da correre sia quella più “semplice”, l’OCC da 56 chilometri e 3.500 metri di dislivello. 
Lei è Chiara Pinarel, l’ex ballerina che tra i monti ha trovato il miglior palcoscenico della sua vita. Corre da quattro anni, dall’asfalto delle maratone alla maestosità delle vette. “La dimensione più lunga che ho affrontato sono stati i 48 chilometri della Cortina Trail, adesso voglio superarmi. È un po’ il motivo per il quale amo i trail: più a lungo corro, più mi emoziono. E poi: a parte i supereroi che arrivano davanti, dietro ci sono tante persone come me. È la mia passione. E come mi ha detto un saggio: i chilometri e i dislivelli sono solo numeri. Ma il resto è ciò che conta, ossia la magia”.

Ci sono due tipi di dolore, si diceva.
E allora buoni allenamenti a tutti quelli che questa estate affronteranno i loro limiti sui monti.
Si scrive fatica, si legge bellezza: è l’alpine running di chi ama le lunghissime distanze.
Che il vostro viaggio sia buono, e che il dolore diventi magia.

 

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