Selvaggio Blu

Marcello Cominetti racconta la storia di questo itinerario e i più recenti sviluppi...

Published in News | trekking |
07 lug 2014
by Marcello Cominetti
Tag: trekking
Cala-Golor-e-Aguglia-da-Ispuligi Selvaggio Blu risalita a Oronnoro Claudio e Marcello durante l'attrezzatura. Sullo sfondo Cala Goloritzé e l'Aguglia Claudio lungo il tratto finale attrezzato Marcello Cominetti - risalita della scogliera di Oronnoro. Ph. Rocca

Nella lingua baunese per indicare un luogo difficile da percorrere, ripido e pericoloso si usa la parola “ledere”, come a indicare le conseguenze di una caduta mentre lo si tenta di attraversare. Un monito, insomma. Un avvertimento da tenere in grande considerazione se si conoscono i pastori di Baunei, abituati da sempre a muoversi su un terreno che più impervio non si può, quando non decisamente verticale e roccioso da sconfinare sicuramente nell'alpinismo che con il pascolo ha ben poco a che vedere. 

Proprio un “ledere” si trovarono davanti Peppino Cicalò e Mario Verin mentre cercavano un passaggio tra le foreste sospese tra Cala Goloritzé e Ispuligidenie sul finire degli anni 80.

Inutili furono i tentativi di attraversare questa zona costiera che collega comunque con un impervio sentiero, oggi abbandonato, tre boschi isolati tra loro da irti speroni rocciosi, e quindi i due “esploratori” si diressero alla gola di Boladina dove ad oggi transita l’allora neonato sentiero Selvaggio Blu.

Da anni, con gli amici locali Antonio Cabras della Coop Goloritzè e i ragazzi della Grotta del Fico, si fantasticava (e si provava in numerose incursioni esplorative) che si doveva trovare il passaggio misterioso ma che non doveva essere troppo difficile per non stravolgere la consolidata essenza di Selvaggio Blu. Non eravamo i primi ad averci pensato perché i pastori di capre baunesi Ziu Cherzu e Ziu Abiolu, rispettivamente occupanti i territori di Goloritzé e Ispuligidenie, si erano detti tanti anni addietro che avrebbero potuto costruire una Iscala Fustes (sorta di ponte in rami di ginepro utilizzato per attrezzare passaggi particolarmente esposti) e collegare i loro ovili, utilizzando addirittura dei tubi Innocenti per via della lunghezza del tratto verticale da superare, ma mai lo fecero. Il motivo era che le loro rispettive capre lo avrebbero utilizzato per spostarsi da un bosco all’altro mischiando le greggi intaccando sicuramente i buoni rapporti di vicinato tra i due pastori.

I tempi trascorsero, le cose cambiarono e le zone di pascolo più remote del territorio vennero abbandonate. Finché nel maggio del 2013 Luca Gasparini e Marcello Cominetti, individuarono un punto, che con poco più di 30 m di arrampicata risolse il collegamento tra i sentieri per poter unire Cala Goloritzé a Cala Ispuligedenie senza risalire la gola di Boladina e percorrere la Serra e’ Lattone. Il tratto di arrampicata, però, era tutt’altro che facile, sicuramente impraticabile per un escursionista anche esperto, quindi nel giugno del 2014 Mario Muggianu, Claudio Calzoni, Nicola Collu, gestori della vicina Grotta del Fico, e Marcello Cominetti, ottenuto un finanziamento da parte del Calzaturificio S.C.A.R.P.A. per l’acquisto dell’attrezzatura in acciaio inox, hanno attrezzato con 30m di cavo e qualche gradino il famoso passaggio.

Utilizzando alcuni tronchi in ginepro per rendere più agevole il passaggio in onore alle tradizioni pastorali locali, ora il tratto verticale è percorribile con kit da via ferrata (consigliato) e presenta una difficoltà tecnica non superiore a quella originaria del resto dell’itinerario Selvaggio Blu pur essendo di estrema spettacolarità per la notevole esposizione dei passaggi che però sono ben assicurati.

Non nascondo che nell'attrezzare questo passaggio ci siamo posti molti interrogativi di carattere "etico" legati prima di tutto alla condizione unica che gode questo eccezionale territorio dal punto di vista estetico e ambientale, e in secondo luogo all'essenza che il sentiero Selvaggio Blu si è guadagnato negli anni, grazie proprio alle prerogative di poc'anzi. Crediamo di avere fatto un buon lavoro aprendo una possibilità senza offendere nulla e nessuno ma consapevoli del fatto che per preservare totalmente un luogo sarebbe meglio non andarci. Ci auguriamo che i frequentatori futuri siano intelligenti e rispettosi come lo sono quasi sempre stati da queste parti, sicuramente sostenuti e intimoriti da una natura così prepotentemente bella.

Ora “su ledere ‘e Goloritzé” è meno impervio di prima ma resta ben lungi dal potersi considerare un normale sentiero, semplicemente perché non lo è affatto.
Questo percorso si propone come variante all’originale, aprendo la percorrenza del lungo tratto costiero tutto sospeso sul mare di Ispuligi fino ai grottoni che precedono Bacu Mudaloru, in corrispondenza della calata in corda,  dove i due itinerari si ricollegano.
Inutile dire che le difficoltà di orientamento e sicurezza, dovute al fatto che questo insieme di sentieri è rarissimamente percorso, non sono per gli inesperti e il tratto attrezzato presuppone la conoscenza delle necessarie tecniche alpinistiche e viene percorso da ognuno a proprio rischio e pericolo.

Marcello Cominetti

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