Stralasegne

Nuova via di misto per Renzo Corona e Flavio Piccinini sulle Pale di San Martino di Castrozza

Published in News | mountain |
29 gen 2016
by SCARPA
Tag: ice climbing mountaineering alpinism
Stralasegne

“Stralasegne”, in dialetto è traducibile come "le rigole di acqua che cadono dai tetti". Questo è il nome scelto da Renzo Corona e Flavio Piccinini per la nuova via di misto della lunghezza di 500 metri, gradata M5 (1 pass M6) sita sulla parete Nord della Pala di San Martino di Castrozza, Trentino, Italia.

Renzo ci racconta come è andata:
"Era da un po’ di anni che girando per le Pale di San Martino , le guardavo con un altro occhio, non solo quello delle vie con scarpette e magnesio, placche spigoli e strapiombi a buchi, la nuova moda va in cerca delle colate di ghiaccio anche in Dolomiti, non solo nelle Alpi occidentali, in Brenta da qualche anno hanno aperto belle linee, possibile che le Pale non ne abbiano?

In inverno girando per l’altipiano butto sempre l’occhio alla nord della Pala di San Martino, una nord vera: non vede mai il sole, è nascosta e passa quasi inosservata quando si fa il canalino della Pala con gli sci, ci passi sotto veloce e non hai il tempo di fermarti e di guardare su... ah 'sti rider...

Ho già scalato su questa parete bellissima e severa, qualche via nuova, c’è anche una Solleder, tra una colata e l’altra, appunto... Possibile che non ghiaccino?
E dai una volta, e dai un’altra, la tengo sotto occhio, sarà neve o ghiaccio quella riga bianca che va fino in cima? Ma sotto non arriva fino alla base. Un anno provo anche a metterci su le mani: cavolo che freddo... un tiro e poi torno. L’anno dopo aspetto e poi con Flavio (Piccinini ndr) ci riproviamo, lui scala bene, è tra le giovani Aquile di San Martino uno dei più bravi. Altri cinque tiri, neve e un po’ di ghiaccio (poco), poi rientriamo a doppie, impegni matrimoniali di un nostro collega.

L’anno dopo niente ghiaccio in parete. Possibile che non si trovino le condizioni come dico io? Aspetteremo... ci siamo detti.
A metà dicembre vado a darci un occhio, neve niente ma, cavolo, c’è una riga bianca che dalla cima si ferma in basso a 50 metri dal ghiacciaio... Bisogna andare a vedere: dai Flavio si va, è la volta buona!



Bello mi sembra di essere un bambino con il suo gioco preferito: neve dura, ghiaccio, roccia... raggiungiamo la grotta dove eravamo già arrivati. E' comoda e in cima non arriveremo in ogni caso. Così il terzo incomodo (il saccone) adesso si rivela il terzo... comodo: un bivacco nel cuore della nord, con il tramonto sulle Pale... impossibile descriverlo.

La mattina il tiro con il tetto, Flavio ci mette anche un voletto, poi sopra via veloci sempre su 'sta riga di ghiaccio e neve verticale. Bello, tanto da non credere di essere in Dolomiti. L’ultimo tiro più facile... poi neve e poi... la cima. C'è il nuovo bivacco delle Aquile... peccato avrei fatto volentieri una firma sul libro, la faremo in primavera. Ci godiamo il sole che ti fa respirare a pieni polmoni quest’aria di montagna, poi giù a doppie per l’ombra della parete nord."



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