Thomas Bubendorfer: un dialogo tra montagna e filosofia di vita

“Cerco costantemente di riempire quel vuoto tra il già e il non ancora”

Published in News | mountain |
05 ago 2018
by SCARPA®
Tag: alpinismo mountaineering
Thomas Bubendorfer: un dialogo tra montagna e filosofia di vita

Chi sei Thomas?
Sono un uomo in cerca di qualità in ogni percorso della mia vita, non mi interessa la quantità. Sono un uomo che fa quello che gli dice il cuore. Come alpinista ho sempre cercato di innovarmi, di fare qualcosa che non avevo ancora fatto.

Quali sensazioni ricerchi quando scali?
Le sensazioni sono simili sia su roccia che su ghiaccio. Quando sono da solo, io e l’elemento naturale, quando mi dimentico di pensare, allora mi pervade un senso di perfezione.

Come sei cambiato nel modo di andare in montagna durante la tua carriera?
Se dovessi dare un titolo alla mia vita da arrampicatore, sarebbe “lavori in corso”. Non ho mai avuto traguardi da raggiungere, e non li ho adesso. Sono stato uno scalatore free-solo per 20 anni. Prediligevo le salite su roccia,  ho sempre odiato i passaggi su ghiaccio che incontravo durante le mie solitarie slegato (Eiger, Cervino, Droites, Fitz Roy, parete sud dell’Aconcagua). Poi invece ho iniziato a muovermi decentemente su ghiaccio e su terreno misto, e mi si è aperto un mondo di possibilità. Negli ultimi dieci anni ho compiuto circa 30 prime ascensioni su ghiaccio, una cosa per me inimmaginabile nel periodo in cui ho fatto le mie solitarie più impegnative su roccia! Adesso mi piace moltissimo l’alpinismo invernale, condiviso con un buon compagno di cordata. Sono cambiato molto, ma la passione per le montagne, per l’arrampicata e per la prestazione vissuta come sfida personale sono immutate.



Cosa ti piace fare nella vita al di fuori della scalata?
Adoro stare con mia moglie. Anche con i miei figli in realtà, ma di più con mia moglie! Poi mi piace leggere, nuotare, suonare il pianoforte...

Hai avuto un paio di incidenti molto gravi, dai quali ti sei ripreso alla grande. Quali pensieri ti hanno aiutato nei lunghi periodi di recupero?

Ti dico i cinque mantra che mi hanno fatto andare avanti:

1. Mai lamentarsi per quello che non si riesce più a fare.

2. Mai guardarsi indietro.

3. Mai paragonarsi con gli altri o con il sé stesso del passato.

4. Focalizzarsi sul presente: l’essere umano ha un potenziale enorme, possiamo sempre fare qualcosa, anche se a volte ci sembra molto piccolo.

5. Affrontare le sfide del presente passo dopo passo, come in arrampicata.

Ti racconto dello scorso aprile, dopo il mio ultimo incidente: la prima volta che mi sono alzato dal letto, in stampelle, con tutte le costole rotte e sette chili di muscoli in meno, fare sei gradini delle scale era tremendamente doloroso e fisicamente quasi impossibile. Beh, il giorno dopo ne ho fatti dieci. E così via.

L’equilibrio tra allenamento e riposo è essenziale, e tu lo sai bene. Quando e come l’hai scoperto?
Ad essere sincero, mi sarebbe piaciuto scoprirlo prima dell’anno scorso! Sono caduto a Sottoguda da una cascata di ghiaccio, perchè ero stanco. Mi stavo allenando troppo, e avevo lavorato troppo in quel periodo. Da vent’anni i miei allenamenti sono guidati meticolosamente dal Dottore e Fisiologo sportivo Bernd Pansold: lui mi dice sempre che il riposo è condizione indispensabile per compiere poi una prestazione. Il mio errore l’anno scorso è stato il pensare che volare in Cina per una conferenza fosse considerabile “riposo”. Bisogna invece capire che ogni prestazione crea uno stress per il corpo e la mente: sia un allenamento sia un lavoro che richiede concentrazione. Se sei costantemente stressato e non ti prendi adeguati tempi di recupero, la tua prestazione fisica e mentale cala. E se sei un arrampicatore...cadi! Come è successo a me l’anno scorso.




Aggiungerei a questo equilibrio tra allenamento e riposo anche una corretta alimentazione. Sei d’accordo? Cosa mangi?
Una dieta sana è sicuramente importante, ma allenarsi in maniera intelligente è essenziale. Io adoro la cucina italiana...ed il vino italiano!

Dai un suggerimento agli arrampicatori malati di iperattività ma non così attenti ai tempi di recupero. Cosa gli consiglieresti per dare importanza a questo lato nascosto dell’allenamento?
Nuotate! Vivendo a Monaco, nuoto ogni giorno da Aprile a Novembre. Ho 56 anni e non ho problemi di ginocchia, spalle, articolazioni delle dita. C’è da dire però che non sono mai stato un arrampicatore sportivo... Un’altra buona cosa che potete fare è controllare la vostra Variabilità della Frequenza Cardiaca: è un indicatore perfetto per il sovrallenamento. Non dimenticate l’importanza delle sessioni di allenamento lunghe e a bassa intensità. Credo che tutte le persone che conosco, e non parlo solo degli arrampicatori, si allenino semplicemente troppo!

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