La mente d'acciaio, l'esperienza di un veterano: Giampaolo Corona in cima allo Spantik (7027mt)

"L'acclimatazione all'alta quota mi ha sempre affascinato: a monte serve però molta preparazione, non ci si inventa niente.”
Lo avevamo appena salutato, augurandogli buona fortuna. Non abbiamo però fatto a tempo ad abituarci alla sua partenza, che Giampaolo era già in cima, veloce, leggero e sicuro.
La Guida Alpina del Primiero ha stupito tutti, e forse anche un po' se stesso, in questa tardiva spedizione pakistana.
 
Mentre le poche spedizioni presenti al "Base Camp" andavano via, pieni dell'esperienza vissuta con o senza il successo della cima, Giampaolo è arrivato. In silenzio, da solo, ha piantato la sua tenda dopo aver scavato una piccola piazzola nella neve. Non ha incontrato nessuno durante i tre giorni di trekking lungo la Shigar Valley.



Ha subito iniziato quello che gli addetti ai lavori chiamano acclimatazione attiva: sforzi aerobici in quota, e recupero ad una altitudine più bassa, limitando quindi il più possibile le notti di permanenza a campi alti. Per applicare questa strategia, non ci si può improvvisare, serve tanta esperienza, oltre ad una preparazione specifica. "Il recupero fisico dagli sforzi dev'essere l'ultimo dei pensieri, devi essere così allenato da permetterti di non pensarci. il tuo corpo dev'essere un meccanismo perfettamente oliato." Giampaolo sale dai 4300mt del Campo Base alla spalla dello Spantik, 5100mt. Lascia un piccolo deposito di materiale per le puntate seguenti, e scende.
Il secondo giorno il meteo è ancora buono, Giampaolo torna su, questa volta al colle a 5500mt. Lascia il materiale da bivacco, e decide che questo sarà il suo punto di partenza per il tentativo alla cima.
Qualche giorno di riposo, ed è tempo di un'altra puntata in quota, a 5800. Scendendo si ferma a dormire al colle, e rientra al campo base. Questa volta è stanco.
Qualche giorno di brutto tempo, Giampaolo non perde la motivazione e sale comunque a 5000mt per proseguire l'acclimatazione.
Durante uno di questi giri incontra lo scozzese Graham Wyllie, che scende da un infruttuoso tentativo di vetta. Tra i due c'è sintonia, condividono lo stesso stile di scalata. Quando manca il fiato, bastano poche parole per capirsi, e lassù, in un mare di ghiaccio, è bello sentirsi in buona compagnia.
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Il 13 agosto arriva la notizia: Giampaolo e Graham sono in cima. Erano partiti solamente per verificare le condizioni, impossibili da prevedere dopo le recenti nevicate e vedere la parte alta della cresta, completamente disattrezzata da corde fisse. Invece si sono fermati solamente in cima. Ancora una volta Giampaolo, partito da solo dall'Italia, si è lasciato trasportare dal viaggio e dagli incontri. Senza troppe aspettative, assieme alla cima ha trovato una nuova amicizia, che chissà, magari li riunirà su altre montagne.
 
Appena rientrato in Italia, Giampaolo è passato a salutarci e a portarci il prototipo di Phantom 6000 da lui utilizzato. Lo scarpone è stato testato in un range di quota e temperatura vastissimo, su una grande varietà di terreni, dalla neve fresca, ai pendii ripidi ghiacciati, fino alle creste tecniche. Giampaolo e gli sviluppatori hanno discusso a lungo in laboratorio, in modo che questa esperienza sullo Spantik possa dare nuovi input e suggerire eventuali migliorie. Per noi di SCARPA® è un orgoglio poter affiancare lo sviluppo di prodotto a spedizioni come questa. Ci vediamo quindi, alla prossima avventura insieme!