Chi è Fanny Schmutz, la scalatrice dagli occhi di ghiaccio con una passione che brucia a tutto tondo

Scalare è una questione di relazione tra persone: si vivono avventure, piccole o grandi che siano, insieme
Fanny Schmutz è nata nel 1987 a Chamonix, ai piedi del massiccio del Monte Bianco. Se nasci a Chamonix vivi immerso tra le montagne, se poi tuo padre fa la guida alpina di mestiere, le montagne, allora, ce le hai dentro.
Eppure spesso la vita non va come una linea retta, e Fanny diventa, giovanissima, insegnante di scuola. Dopo tre anni però si accorge che qualcosa non va, che un fuoco le brucia dentro e deve inseguirlo. "Non mi sentivo abbastanza appassionata come insegnante, non ero felice e avevo solo 25 anni! Sentivo il bisogno di cambiare vita." Sono i sogni di libertà e di grandi montagne a farle pensare di diventare guida alpina. "Prima scalavo parecchio, ma nonostante ciò non mi era mai passata per la testa l'idea di fare la guida alpina. Ora sono troppo contenta del mio lavoro, non cambierei in nessun modo la scelta che ho fatto!"
 
Fanny, ma quanto è difficile per una ragazza diventare guida alpina?
"Per quella che è stata la mia esperienza, diventare guida alpina è stato ugualmente difficile per me come per i ragazzi con cui ho fatto il corso. È la motivazione, lo stimolo con cui ti alleni e ti prepari, che ti fa poi superare gli esami. Adesso che lavoro come guida, conosco il mio corpo ed i miei limiti. So quando devo riposarmi e che non posso lavorare tutti i giorni. Come in tutte le cose è questione di trovare un equilibrio!"


 
Un mese fa Fanny ci ha raccontato del suo viaggio in Alaska, l'ultima di una lunga serie di avventure con compagni e compagne diversi.
"Il mio primo viaggio alpinistico è stato in Perù e Patagonia, e da quel momento sono stata sempre più spinta a viaggiare, è come se mi fosse scattata una molla. Nel 2015, con mio marito Damien e con gli amici Fleur e Sebastien abbiamo compiuto la prima scalata in stile alpino della cresta Lagunak sull'Ama Dablam (6812 mt), in Nepal. Abbiamo impiegato tre giorni, era la prima esperienza per me in Himalaya. Se ci ripenso, credo che laggiù, in quel viaggio, ho trovato e provato qualcosa di magico, che poi ho sempre inseguito.
Nel 2016, in India, ho salito il Bhagirathi III (6454 mt) assieme alla mia amica Elodie, percorrendo in cinque giorni di arrampicata lo Scottish Pillar. È stata una scalata incredibile, un'esperienza unica. Poi sono stata di nuovo in Nepal, in Patagonia e in Alaska. Ho viaggiato anche in Canada, per scalare cascate di ghiaccio, e in Dolomiti, che anche se sono meno distanti, non sono meno belle. Comunque mi piace moltissimo scalare a casa, sulle Alpi. Vie come i Dru, le pareti di Eiger, Grandes Jorasses, come anche pareti minori ma tecnicamente impegnative, sono degli obbiettivi importanti, e permettono di migliorarsi in vista dei viaggi sulle grandi montagne extra europee."
 
Quale sarà il prossimo viaggio allora?
Quest'anno ho già fatto ben tre spedizioni. Penso che quest'autunno starò a scalare in giro per l'Europa. Magari andrò poi in Patagonia quest'inverno, e spero proprio di tornare in Himalaya nel 2020, ma non so ancora dove.
 
Ci hai accennato che Damien è tuo compagno di vita, oltre che di cordata.
"Conosco Damien da 12 anni, ho iniziato a fare alpinismo assieme a lui. Mi ha insegnato tutto e, anche se adesso condividiamo le responsabilità del capo cordata, è lui il più esperto. È inevitabile quindi che io conti sempre un po' su di lui. Nonostante questo è sempre bellissimo scalare insieme e condividere grandi progetti e spedizioni."
 
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Quali emozioni differenti provi a scalare con tuo marito, con un altro compagno/a di cordata, o con un cliente?  
Per me scalare è una questione soprattutto di amicizia, scalo solamente con persone di cui mi fido. Non importa quale sia la scalata, quanto difficile, l'importante è il tempo passato insieme, che rende l'amicizia ogni volta un po' più profonda. Scalare con i clienti invece è molto diverso. Quando scalo delle vie impegnative con clienti, la soddisfazione è enorme anche per me. Mi sento felice di poterli aiutare a realizzare i loro sogni. Comunque non ci sono differenze tra scalate semplici e impegnative: per me un giorno di lavoro è stato un buon giorno se i clienti hanno un gran sorriso stampato in volto a fine giornata. Arrampicare con Damien, con amici o con clienti è molto diverso. Forse anche per questo non mi annoio mai!"
 
Tu e Damien viaggiate, siete sempre in giro. Pensi che vorresti costruire una famiglia, avere dei bambini un giorno?
"Di sicuro! Anche se non credo sarà facile, perché entrambi siamo guide alpine. Ma sono sicura che ce la faremo! Aspetteremo qualche anno ancora, perché ho ancora un bel po' di progetti in testa... diciamo che aspetterò di diventare un po' più saggia!"
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Credits: Damien Tomasi