Jorge Diaz Rullo

La grande promessa spagnola del team SCARPA racconta la sua strepitosa stagione
Negli ultimi mesi Jorge è riuscito ad entrare nel esclusivo club del 9b. Dietro a questo successo ci sono molti fattori dei quali abbiamo voluto parlare con lui.
La sua formazione nei cosiddetti “centros de tecnificaciòn” e il lavoro di Andrea Cartas sono fondamentali per uno scalatore che considera essenziale la parte mentale del gioco, sebbene non dimentichi lo studio dettagliato della via per trovare il metodo più efficiente.
Jorge è insomma già uno dei nomi più promettenti dell’immediato futuro dell’arrampicata mondiale.

Ciao Jorge. È un piacere fare questa chiacchierata con te. Soprattutto dopo questi ultimi mesi spettacolari in cui tutti pensano che tu stia facendo dei grandi passi avanti nel climbing. Vorrei iniziare con qualcosa che pochi conoscono di te e che credo sia fondamentale per capire da dove vieni. Magari mi sbaglio, ma credo che tu appartenga ad una nuova generazione di climbers perché hai cominciato a formarti nei centri specializzati, qualcosa di impensabile fino ad alcuni anni fa. Che valore dai a questa formazione di base? Il futuro appartiene a quelli che come te hanno trascorso diversi anni della loro vita imparando la tecnica nei centri specializzati?
In effetti ho frequentato il Centro de Tecnificaciòn di Madrid per 4 anni, dai 16 fino ai 20 anni. Ho avuto la fortuna di far parte della squadra e di essere allenato personalmente da Andrea Cartas. Inoltre, ho anche avuto la possibilità di poter relazionarmi, in un ambiente sportivo, con gente della mia età. È molto importante seguire allenamenti specializzati di qualche professionista, e lo è ancora di più all’inizio, quando è necessario imparare e migliorare la tecnica. Per me, quindi, è stato importante entrare in questo gruppo. Non sapevo niente di allenamenti e prima ero un climber che abusava molto della sua forma fisica. Lì ho migliorato la tecnica, la strategia, la psicologia e molti altri fattori, tanto che in questo momento mi sento abbastanza in equilibrio. L’arrampicata, come tutti gli sport, evolve poco a poco. I ragazzi più giovani che entrano sono davvero il futuro. Da qui l’importanza dei “Centros de tecnificaciòn” non solo per creare una squadra valida per le competizioni, ma per apportare dei miglioramenti in questo sport. Si vede che ogni volta si migliora: aiuti, metodi, studi… mi sento fortunato ad essere passato attraverso questa esperienza.



Credi che questo possa essere uno dei fattori chiave che ti hanno permesso di scalare Biographie in appena una settimana mentre ad altri scalatori di livello mondiale, e sto pensando a Chris Sharma a cui servirono 3 anni, è servito molto più tempo per riuscirci?
Come ti ho detto poco fa, è molto importante ora come ora iniziare con allenamenti personalizzati nei centri specializzati ma d’altra parte lì tutto questo è associato ad un ambiente competitivo. È chiaro che l’allenamento può essere trasferito sulla roccia, ma è impossibile essere al 100% nelle due discipline. Nell’ultimo anno mi son dovuto allenare molto nello specifico per obiettivi su roccia, che insieme alla spinta motivazionale che ho avuto, ha fatto sì che i miei progressi siano stati importanti come mai prima d’ora.

Prima hai menzionato Andrea Cartas. Cosa ha significato per te?  È ovvio che è qualcuno che non può separarsi dal tuo passato né dal tuo presente. Ti vedi accompagnato da lei in qualche modo in futuro?
Andrea è stata molto importante per me nei miei progressi, da quando ho iniziato ad allenarmi con lei fino ad ora. È una grande amica, oltre ad essere molto appassionata. È stata la mia professoressa, la mia allenatrice e ogni tanto mi ha dato qualche “pacca” quando mi serviva…[risata] senza ombra di dubbio ho ricevuto molto appoggio da lei. Di sicuro come adesso anche in futuro continueremo ad essere amici e condivideremo viaggi stimolanti.

Chiudi gli occhi e cerca il primo ricordo che hai del climbing. Cosa vedi?
Viaggi con amici, senza dubbio. Lì è dove ci sono i miei ricordi, in cima alle catene, gare e tutto il resto.È qualcosa che non cambierei con niente. Arrampicata, amici e viaggi è sicuramente la mia combinazione



L’altro giorno, parlando con Javi Pec [Fotografo che ha scattato le foto di questo articolo e collaboratore de Kissthemountain] mi diceva che forse la tua arrampicata è in un punto intermedio tra quella di Adam Ondra - un climber metodico e disciplinato che da moltissima importanza alla fisicità del corpo umano e che probabilmente è un gran studioso del movimento e della postura – e Chris Sharma – uno che segue l’istinto e che l’istinto sembra guidare i suoi passi nel mondo -. Javi mi diceva che sei una persona che insiste fino alla fine. Come definiresti la tua forma di vedere l’arrampicata?
Vedo che Javi mi conosce molto bene [risata]. Per me è molto più importante la parte mentale che non il fisico e la tecnica. Faccio sempre esercizio per superare mentalmente i progetti. La gente non ci crede, ma dal mio punto di vista non serve a molto tirare 10 trazioni su un braccio o essere una persona molto tecnica se poi cadi perché non riesci a controllare i nervi. Inoltre mi concentro, a volte troppo, nel trovare i metodi più efficienti su una via, per stancarmi il meno possibile e per tentare di scalare con un ritmo molto buono che non mi stanchi e che rasenti la perfezione. È anche vero che seguo sempre il mio istinto. Mi guida nel momento di utilizzare un metodo piuttosto che un altro, per capire se vale la pena insistere e anche nella strategia, se devi fare un altro tiro o no. Ci sono sempre errori, ma fin’ora mi è andata bene. In molte occasioni mi è piaciuto ascoltare il mio istinto. Credo che definirei l’arrampicata uno sport completo e complesso nel quale superi continuamente te stesso.

 Il 28 giugno concludi il tuo primo 9b, La Planta de Shiva. Come si vive quel momento? Mi piacerebbe che ci raccontassi le tue sensazioni appena conclusa. Sei consapevole in quel momento che stai entrando nella storia del climbing?
É stato un momento incredibile non solo per essere riuscito a realizzare un sogno che è concludere un 9b ma per tutto ciò che mi è costato e per il fatto che è una linea speciale. Non ero cosciente neanche di quello che avrei fatto. È stata una sensazione difficile da spiegare. La cosa più importante è che ero davvero felice.

Chris Sharma, Sylvain Millet, Patxi Usobiaga, Dave Graham. Ramòn Juliàn, Alex Megos, Adam Ondra, Margo Hayes…Senza dubbio la storia di questi climber sarà sempre in qualche modo legata a Biographie, uno dei 9a+ più emblematici del mondo, perché questa via è tanto speciale e cosa ha significato per te?
É la via che sogna qualsiasi climber. È spettacolare e molto completa, con una roccia e degli appigli che non trovi in altre pareti in altre vie. Perciò l’ho sempre sognata, ma mai avrei pensato di riuscire a terminarla. Ha molta storia, Chis Sharma ha fatto la prima ascensione per la quale ha proposto un 9a+ a soli 19 anni. Da lì è diventata uno dei 9a+ più ripetuti del mondo. Se non mi sbaglio ne ha 17. 

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Il mese di agosto è stato spettacolare per te, sommando 2 nuovi 9b a Rodellar, Patanics e Ali Hulk extension total sit start. Avevi molti occhi puntati su di te dopo i tuoi successi dei mesi precedenti. Secondo me dice molto sul tuo modo di gestire le pressioni [esterne]. D’altra parte è successo tutto così velocemente, che magari hai evitato che il possibile stress ti toccasse. Che importanza dai al lavoro mentale? Pensi che possa influenzarti in futuro ora che molta gente segue la tua attività?
Sinceramente, l’unica pressione che ho è quella che mi auto impongo, essendo un climber esigente con me stesso, ma questa energia e questa severità con me stesso vanno bene per continuare a progredire. Per me il lavoro mentale è tutto. Devi essere motivato e deve piacerti quello che fai. Credo che in futuro non mi lascerò influenzare dalla pressione. In fin dei conti vedo questo sport come un gioco e un divertimento. Se qualche volta succedesse che mi passasse la voglia, sarebbe la prima cosa sulla quale lavorerei.

Ti do due nomi. Il primo è quello di Dani Andrada, un gran collezionista di vie. Non so perché, ma intuisco che avete molte cose in comune. É in qualche modo una fonte di ispirazione per te? Chi sono i climbers che ti ispirano?
Certo che abbiamo cose in comune. La più evidente è che siamo abbastanza fanatici, e come hai detto, Andrada è un collezionista di vie, e questo è qualcosa che ha sempre attirato la mia attenzione. Non solo per il fatto di aggiungere alla lista le vie concluse. Ho tentato di seguire un po’ i suoi passi. Anche a me piace fare tutte le vie che posso. Abbiamo anche delle differenze. Per esempio, a Dani piace provare più vie contemporaneamente fino a quando non riesce a concluderle. Io invece sono molto più ossessionato dai progetti. Fino a quando non ne concludo uno non passo al seguente. Questo può essere positivo o negativo, dipende dal momento. Prendo ispirazione da molti climbers. Penso che ogni persona abbia degli aspetti postivi ed è bello ispirarsi ad ognuno, soprattutto agli amici, che sono quelli dai quali imparo giorno dopo giorno.

In alcune interviste ho letto che hai affermato che avanzare di un grado è come superare un livello di un videogioco sempre più difficile. Hai detto che la differenza tra il 9b de La Planta de Shiva e il 9a+ de Biographie è veramente grande. Come vedi la possibilità di un 9b+? Credi che ti ci separi un abisso o pensi che per i progressi che fai ci arriverai a breve?
Effettivamente questo è quello che penso. Ogni volta è molto difficile progredire e i passaggi di grado sono diversi. Credo che il salto dal 9b al 9b+ sia qualcosa di davvero difficile che pochissimi climbers hanno raggiunto. Deve essere qualcosa di quasi impossibile. La verità è che nemmeno me lo immagino, ma a volte mi piace pensare che arriverà un giorno. Lo vedo come molto distante, anche se potrei motivarmi a fare una via così difficile. Servirà allenarsi molto, diventare più forte e poi calmarsi e fare velocemente vari 9b e 9a+. La motivazione comanda, se a qualche ora decido di provarci, ci proverò finché non ci riuscirò.

Credo che tu ti sia appena legato a livello internazionale a un brand di riferimento come SCARPA. Immagino sia un grande passo per te, no?
Sì, sono 5 anni che sono con loro e ora sono nella squadra internazionale di SCARPA e di E9. Lo considero un gran passo. Sono davvero molto contento dell’appoggio che ricevo da SCARPA, E9 e Mushroompads.


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Credits: JaviPec