Magnus Midtbø sulle storiche vie di Arco

Heinz Mariacher ha invitato il potente scalatore norvegese a scoprire gli inizi dell’arrampicata sportiva
Uno degli aspetti principali dell'arrampicata dei giorni nostri sono i movimenti dinamici nelle palestre indoor, i sollevamenti monobraccio alla trave, le sequenze di bouldering che si avvicinano più al parkour che alle forme originali di arrampicata. Se si scorrono i post su Instagram si ha l'impressione che gli scalatori moderni siano più ossessionati dall'allenamento che dall'arrampicata!
Questi ragionamenti ci hanno portato all'idea di invitare Magnus Midtbø, che si auto descrive su Instagram come "Climber e aspirante YouTuber con un feticcio per l'allenamento", a scalare sulle classiche placche di Arco.
Un anno fa avevo incontrato Magnus all'Oslo Klatresenter e sono rimasto impressionato dal suo potente stile di arrampicata. Sembrava avere una forza infinita sullo strapiombante e mi chiedevo come si sarebbe comportato sulle placche, dove servono soprattutto precisi movimenti di piede e la possente muscolatura è sicuramente meno utile.




Allo stesso tempo però so dalle mie passate esperienze che la potenza è sempre un vantaggio, anche su questo genere di arrampicata. Potenza e forza ti danno più tempo per un gioco di gambe più preciso. Tuttavia, ho conosciuto scalatori atletici e potenti che hanno fallito miseramente su placche tecniche che sulla carta erano al loro livello. Magnus sembrava il perfetto "animale da testare" per ottenere una risposta definitiva a questa domanda aperta. Ero curioso di scoprire come si sarebbe comportato sulle storiche placche di Arco, come "Superswing" e "Tom & Jerry", entrambi dei primi anni ottanta e paragonabili a "Viol du corbeau" e "Autoroute du soleil" di Buoux, in Francia.
Dopo aver tracciato le prime vie nell'area di Arco, eravamo soliti viaggiare verso il Verdon e Buoux per misurare il nostro livello di arrampicata. Erano i tempi in cui Patrick Berhault e Patrick Edlinger erano le superstar dell'arrampicata sportiva. Erano i tempi in cui scalare con la corda già in catena era considerato una vigliaccheria e runouts di svariati metri facevano parte della difficoltà di una via.
L'arrampicata era più un gioco psicologico che una prestazione atletica.
Con lo sviluppo dell'arrampicata sportiva su salite più ripide e atletiche, ci siamo presto resi conto che spingere i gradi sulle placche era molto più difficile che sugli strapiombi. Quindi, alla fine, abbiamo perso il nostro amore per le piccole pieghe su roccia non verticale e abbiamo preferito spingere i nostri limiti sugli strapiombi con prese più grandi. Inoltre interessante da menzionare, in quegli anni non c'erano palestre di arrampicata indoor, il che significa che l'allenamento e la preparazione erano molto diversi (più limitati) rispetto ai tempi reali.



 
Ma torniamo all'esperienza del viaggio nel tempo di Magnus: come mi aspettavo, si è adattato immediatamente allo stile e con la sua potenza extra ha potuto arrampicarsi su e giù per trovare le tasche nascoste e capire quali fossero i movimenti giusti. In "Superswing" è caduto appena sotto la catena, impegnandosi in una sequenza possibile ma più difficile rispetto al modo originale.
Tom e Jerry era ancora più dimenticata e abbandonata di “Superswing” e non vedeva magnesite da molto tempo, il che rendeva davvero difficile trovare le piccole tacche nascoste. Dopo aver dato un’occhiata a questa fantastica via sopra il lago di Garda, Magnus è riuscito a chiuderla e sembrava che si fosse pure divertito.




​​​​​​​
 
È stato sicuramente d'ispirazione vederlo all’opera.
Heinz Mariacher


Credits: Michael Meisl, Archivio Mariacher