CHICCO NICOLINI, L’ENFANT PRODIGE DELLO SCIALPINISMO CON I MONTI NEL DNA

Nel 2017 ha vinto in mondiale Under 23, un figlio d’arte che d’estate lavora a 2.500 metri in uno dei rifugi più belli delle Dolomiti di Brenta.
Le Dolomiti di Brenta racchiudono paesaggi spettacolari. Rocce e vette sublimi, che l’Unesco ha voluto tutelare come Patrimonio dell’Umanità. In questo anfratto di mondo paradisiaco ci sono i rifugi alla Tosa e Pedrotti, a 2.491 metri di altezza. Il Pedrotti appare su di un balzo roccioso ai piedi della Brenta Bassa e di fronte alla Brenta Alta, a pochi metri dalla Bocca di Brenta. Il Tosa, trenta metri più in basso, è stato il primo rifugio del Brenta, costruito dalla Società alpinisti tridentini originariamente come bivacco invernale. Dal 2011 questo è il regno dei Nicolini: papà Franco, mamma Sandra e i figli Federico ed Elena. “Una famiglia con i valori della montagna nel dna, e questo rifugio meglio di ogni altra cosa ci rappresenta”, sorride Chicco Nicolini l'enfant prodige dello scialpinismo mondiale, nato a Trento nel 1994, residente a Molveno e figlio d'arte del grande pioniere dello sci fuoripista.



Partiamo da casa tua, partiamo dai monti. Come è nato l’amore per le vette?
“Ce l’ho nel sangue, e non solo metaforicamente. Mio padre è guida alpina, vivo all’ombra del Gruppo di Brenta. Avevo sette anni quando ho scalato il Campanile Basso, una guglia solitaria a 2.877 metri di altezza. Non ho mai fatto altro che desiderare di andare più in alto, più in là”.

E lo scialpinismo?
“Ho iniziato ad usare le pelli da foca quando ero piccolo, andavo a vedere mio padre che gareggiava a livello internazionale e vedendolo mi sono appassionato, come peraltro tutti in famiglia. Lo sport e la montagna si fondono in un unicum in me: d’estate arrampico e corro. Ma la mia stagione è l’inverno, quando posso dedicarmi allo scialpinismo e alla neve, i miei veri amori”.

Peraltro, anche lo scialpinismo è una costante nella tua famiglia.
“Anche mia sorella gareggia con gli sci d'alpinismo, io ho iniziato a 16 anni. Diciamo che più che una famiglia siamo un piccolo team che si allena assieme”.

E a forza di allenarsi è arrivato il febbraio 2017. Ai mondiali di sci alpinismo di Alpago Piancavallo c’era una gara tremenda ritmata da quattro salite e altrettante discese, con un dislivello complessivo di 1.670 metri e partenza e arrivo allestiti all'ingresso della Val Salatis. Te la ricordi?
“E come potrei dimenticarla? È stato il momento più bello della mia carriera, almeno per ora. Quella volta vinsi la Coppa del Mondo giovanile Junior, tra gli under 23 a livello mondiale ero il più forte. Adesso ho 25 anni, il mio sogno è continuare a ripetere quelle emozioni, vincere è stato meraviglioso”.

Da allora i risultati non ti sono mancati. Ormai sei sempre tra i più attesi ai nastri di partenza. Come vivi questo momento della tua vita?
“Non sono ancora un atleta professionista, per mantenermi d’estate devo lavorare al rifugio dei miei. Il mio impegno per gli allenamenti però è totale, particolarmente in questo periodo della stagione penso solo a dare il mio meglio nelle gare. Poi in futuro si vedrà, sono ancora giovane”.

Ma a dover scegliere una costante nella tua vita, quale pensi possa essere?
“Di certo la montagna, in futuro mi piacerebbe trovare un lavoro collegato ai monti: la guida alpina o magari proseguire a lavorare nel rifugio di famiglia. È lei, la montagna, la mia più grande passione. Perché ogni giorno posso sperimentare tutto quello che c’è dentro lo scialpinismo. Guadagnarsi, con una faticosa salita, un’unica ed entusiasmante discesa”.



​​​​​​​Credits: Maurizio Torri, Areaphoto