DAVIDE CARENA, LA CREATIVITÀ NEL CHIODARE NUOVE VIE

Dedizione e creatività. Un padre con cui condividere la passione. Poi il sudore, la soddisfazione di creare qualcosa di estetico, di difficile! In mezzo quella sensazione di vertigine quando ti sporgi oltre il bordo...
Sono Davide Carena, classe 2003, adoro gli sport all’aria aperta e stare in compagnia degli amici. Scalo da quando avevo 10 anni, però solo ultimamente è diventata una passione totale. Fino alle scuole medie infatti andavo spesso sulle due ruote: down hill, cross county e motocross.
Ho iniziato ad arrampicare con la famiglia, i miei genitori mi hanno portato a conoscere le più belle falesie che avevano visitato loro anni prima, mio padre mi ha fatto sicura su tantissimi tiri che desideravo chiudere, macinando assieme svariati chilometri e svariate corde!
 
Indoor l'allenamento e la sfida. Outdoor la passione, l'amore per un'esperienza plurisensoriale
Ho molti amici nel mondo dell'arrampicata, mi piace scalare dappertutto, dentro e fuori. In palestra riesco a trascorrere ore con ragazzi della mia età ad allenarmi e divertirmi, nelle competizioni posso confrontarmi con altri atleti. In falesia assaporo la gioia di muovermi in ambienti spettacolari e vivere emozioni plurisensoriali: la luce dell’alba, i colori del tramonto e quelli delle rocce che cambiano tonalità a seconda dell’ora del giorno, le sfumature della vegetazione che cambia nelle stagioni; gli odori dell’aria, delle piante e della terra del paese in cui sono, la sensazione sotto le dita della granulosità dei vari tipi di roccia.
Con l'arrampicata posso vedere fino a dove riesco a spingere il mio limite, non solo fisico ma anche
mentale. L’arrampicata è uno sport creativo nella ricerca dei movimenti per riuscire a salire, come anche nella scoperta di linee nuove da scalare.
Mi piace salire vie che hanno una “storia” e linee molto estetiche. Il mio primo 8a è stato Reve de Papillon, quando avevo 12 anni, ora che ne ho 16 ho salito piu’ di 100 tiri tra 8a e l’8c+. Nelle competizioni giovanili ho avuto delle soddisfazioni, conquistando più volte il titolo di campione regionale. L'anno scorso ho ho iniziato a partecipare con i senior... Diciamo che nella lista dei
desideri sono ancora all’inizio ma, con l’entusiasmo, la costanza ed un pizzico di fortuna, spero di continuare a realizzarne!
 
La creatività del chiodare vie nuove
Sono entusiasta quando scopro delle linee nuove che vorrei salire ed allora, se posso, prendo il trapano ed inizio a chiodarla. In questa passione mi ha seguito e mi sta ancora adesso insegnando come muovermi mio papà. Ho cominciato per gioco, la prima via che ho chiodato era un 6b, Secret World, avevo 13 anni. Mi ha spinto la curiosità di scoprire nuovi movimenti, nuovi posti e toccare roccia che non era ancora stata scalata da altre persone; ero e sono gratificato dal provare vie che nessuno ha mai provato. La ricerca e la chiodatura di vie nuove è un attività esplorativa affascinante. Cerco pareti vergini alla ricerca di linee estetiche, in posti spettacolari, possibilmente impegnative. Inizialmente guardo la parete da lontano...come e dove si potrebbe passare? Poi cerco di capire quale sia l'avvicinamento per raggiungere la base o la sommità della parete. Bisogna quindi trovare un punto sicuro dove ancorarsi, facendo molta attenzione a non smuovere sassi se si è in un posto con delle vie vicino o dei sentieri sotto. Alcune volte devo tornare sul posto in momenti ed in orari in cui sono certo che non vi sia nessuno per poter togliere dei massi pericolosi.
 

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Il vuoto
Io cerco delle linee estetiche e se possibile strapiombanti. La prima calata sulla via, specialmente se a certe altezze e con un bel vuoto sotto, è sempre impegnativa. L'adrenalina scorre mentre i battiti del cuore arrivano in gola… Il rischio oggettivo è maggiore che non nell’arrampicata con resinati in pareti già pulite. Mi assale allora il pensiero: "ma chi me l’ha fatto fare?" Sono più di cento metri sotto di me, ricontrollo tutto più volte, l'ancoraggio di sosta, la corda, il nodo, l'imbrago, il moschettone, il discensore…appena la corda va in tiro ed i piedi non toccano più terra, arriva una sensazione di calma, il cuore torna al suo posto, mi sento in una bolla.
 
Sudore, soddisfazione ed un bagno
Posso allora iniziare a costruire la creatura come l’ho immaginata, sperando che venga bella...e difficile! Il tempo scorre veloce, solo il torpore ed i formicolii delle gambe sedute nell’imbrago da
troppo tempo mi ricordano che è ora di prendersi una pausa. Spesso capita, durante la calata, che debba mettere dei tasselli o usare un fifi per tenermi attaccato alla parete. Non è per nulla semplice ed è...faticosissimo. Alla fine ho sete, sono stanco fisicamente e svuotato mentalmente, ma felice. Quando tocco nuovamente il suolo sgancio tutto il peso dell’attrezzatura, tolgo lo zaino, mi scrollo la polvere ed i sassolini di dosso. Raddrizzo la schiena e osservo con soddisfazione fino a che punto sono arrivato. Inizio già a pensare quale materiale devo portare la prossima volta e se devo fare delle correzioni, poi riordino il materiale, con il pensiero che corre già ad una bella doccia….o al bagno in mare, a seconda delle stagioni! :)
 


Richiodatura e pulizia
Alcune volte andiamo con mio papà a risistemare vie antiche, un po’ abbandonate ma bellissime, per renderle di nuovo scalabili. Sperando di fare un regalo gradito agli altri arrampicatori, con questa filosofia abbiamo rinchiodato la falesia di Lacremà a Finale, dove sono anche usciti dei tiri nuovi. Poi stiamo chiodando dei tiri molto spettacolari nella parte alta di Perti. Uno si chiama "Mana", l'ha chiodato mio papà dedicandolo alla mamma, ed io l’ho liberato proponendo il grado di 8b+.
Certe volte è meglio tenere il posto segreto fino a lavori ultimati, per muoversi con calma e senza persone che girano sotto la parete mentre si chioda. Per qualcuno sembrerà strano, ma le pareti non nascono così come le vediamo dopo anni di salite! Le pareti vanno pulite, bisogna cercare di eliminare tutto ciò che si potrebbe staccare improvvisamente, i massi che si trovano appena appoggiati o incastrati. Bisogna segare e rimuovere la vegetazione che nasce sugli appigli, spazzolare la polvere... Anche questo sembra strano, ma spesso le pareti a nord hanno una specie di polvere o patina che renderebbe impossibile “stringere” gli appigli ed allora devo spazzolare la roccia con attrezzi fantasiosi ed auto-costruiti, come scovolini, spazzole di saggina, soffioni, eccetera.
 
Il grado:
La fine di tutto il processo è arrampicare la via e liberarla. Gradare i tiri e la cosa più complicata a parer mio, perché bisogna tenere conto della lunghezza degli altri. Siccome sono alto solo un metro e un cetriolo, mi fido abbastanza della mia valutazione. Capita che possa sbagliare di mezzo grado, ma, la maggior parte delle volte, quando le mie vie vengono ripetute non vengono sgradate. Comunque, anche se ci tengo a liberare i tiri che chiodo, mi fa molto piacere se la via viene scalata o liberata dai miei amici. Quando qualcuno mi chiede se può provarla, io di certo non gli dico di no!
 
Da Finale Ligure al resto del mondo
Tra le varie falesie che ho visitato quella che più mi affascina è sicuramente Ceuse, anche se molti posti devo ancora vederli. Sono andato in Spagna, ma solo una volta. Vorrei poter andare anche in Croazia, Grecia, Germania e fuori Europa…ma devo dire che in Italia mi piacerebbe da tempo andare a Cornalba, in Sardegna ed in Sicilia! Ho tempo, non ho fretta, ma non vedo l'ora di scoprire toccare rocce nuove!
Ammetto che il luogo che mi sta più a cuore è Finale dove sono cresciuto e dove tutto per me è cominciato. Ricordo quando mio padre all’inizio mi dava consigli tecnici e psicologici, perché tendevo a demoralizzarmi. Ora invece le soluzioni per salire le devo cercare da me, ma mio papà è sempre presente. Mi motiva e mi accompagna, non solo quando guida il furgone. Passa ore con me sotto i tiri, spesso discutiamo come due amici ed entrambi abbiamo dei bei caratterini. Il consiglio più importante che mi ripete sempre è quello di non arrendermi mai. Mia mamma invece è piu accorta: quando parto mi dice sempre “guardati il nodo prima di partire, e prudenza!”.

Credits: Giovanni Zaccaria