XAVIER, LO SCIALPINISMO E LA PIERRA MIENTA NEL DNA DEL CAMPIONE

Intervista ad uno degli esponenti più importanti dello skialp internazionale, un predestinato nato nel paese dove si corre la Pierra Menta. “Sogno la coppa del mondo”
Arêches-Beaufort è un paradiso per chi ama la montagna. La valle è a poco più di mille metri, tutt’attorno svettano monti che superano abbondantemente i duemila. Ci sono una cinquantina di chilometri di piste da discesa grazie ad un paio di impianti di risalita, ma anche una trentina di chilometri per lo sci da fondo. Per gli innamorati delle pelli di foca Arêches-Beaufort è anche qualcosa di più. È una mecca, un’aspirazione, un luogo ove si realizzano imprese epiche e dove la leggenda si confonde con la realtà. Qui, in Savoia, sulle pendici del Grand-Mont, dal 1986 ha infatti costruito il suo regno una delle gare leggendarie del mondo skialp: la Pierra Menta. Ebbene, Xavier Gachet è nato tre anni dopo quell’edizione di esordio nel cuore di Beaufortain. E da allora vive qui, un predestinato con le vette nel dna. Oggi è uno degli scialpinisti più forti al mondo, da 16 anni scia per la nazionale francese. Fa parte del team SCARPA®, lo abbiamo intervistato a margine di una stagione che lo ha visto sempre sotto la luce dei riflettori.



Sei un predestinato: papà che gareggia e ti fa nascere nel paese della Pierra Menta. C’è mai stato un momento della tua vita senza skialp?
“Lo sci alpinismo fa parte della mia vita. I miei ricordi più belli da bambino sono del periodo in cui, insieme alla mamma, andavo a vedere il papà Renè che correva la Pierra Menta. Ho provato l’emozione di mettermi sul serio gli sci quando avevo sette anni. Anche se devo raccontarvi un segreto: all’inizio avevo un male tremendo ai piedi, credevo fosse colpa di quello sport. Poi ho capito che mi avevano fatto indossare degli scarponi troppo grandi. E dopo di allora non mi sono più fermato”.

Una passione che ti porti fin dentro casa, anche oggi che sei sposato. Com’è la vita con tua moglie Axelle Gachet-Mollaret? Vi abbiamo visti molte volte festeggiare assieme le medaglie al traguardo di una gara…
“Alcuni mi chiedono se sia difficile la vita tra due professionisti. Per me invece è una sorta di situazione perfetta. Lavoriamo tutti e due quattro giorni la settimana. A volte ci alleniamo assieme, altre no. Le gare sono occasioni per passare un bel weekend, ci piace viaggiare e per noi la competizione è come una vacanza”.

Insomma, la montagna è più un luogo di piacere o di lavoro?
“Non riesco ad immaginare la mia vita lontano dalle vette, sto bene solo qui. Adoro tutto dei monti. A parte lo sci alpinismo, mi piace anche correre a piedi o con la mountain bike. Ma quando posso mi dedico ai lavori tradizionali. Lo spaccar legna, il raccogliere fieno, il pulire le valli come facevano i nostri avi secoli fa seguendo il ritmo delle stagioni, rispettando i tempi della natura. Sento dentro la forza di questo mondo antico, mi sento totalmente parte dell’energia che è insita nel mio paese d’origine e nelle sue rocce”.


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Hai trent’anni e sei considerato tra gli skialp più forti al mondo con una esperienza decennale, iniziata a livello professionale nel 2005. Quali sono le competizioni che preferisci?
“Adoro trovarmi di fronte ai più grandi campioni dei nostri tempi, quando la competitività è elevata mi sento più carico, l’adrenalina scorre a mille. Sono quelle le gare vere di scialpinismo, quelle dove amo competere. Do sempre il massimo, ma la sfida coi più forti mi esalta. Per questo sogno quello che tutti vogliono: vincere la Pierra Menta e il campionato del mondo individuale”.

A proposito di agonismo, che bilancio dai a questa tua stagione?
“Ho vinto il campionato francese e la seconda tappa di Coppa del Mondo individuale. Se devo trovare un neo, ho faticato un po’ nelle vertical. Perché la mia vera passione, quello che mi muove davvero solo le gare epiche, quelle nelle quali lo scialpinismo torna alle origini: percorsi tecnici, salite dure, discese complesse. Lì mi sento più motivato, quando raggiungo luoghi sconosciuti e lontani mi sento davvero vivo”.
 
​​​​​​​​​​​​Credits: Riccardo Selvatico, Maurizio Torri