DENIS TRENTO E VIVIAN BRUCHEZ: DUE DISCESE RIPIDE PER USCIRE DAL LOCKDOWN

"Francamente non trovavo un solo motivo per riprendere ad andare in montagna. Ma proprio la montagna mi ha trasmesso ancora una volta il suo messaggio: affrontare le difficoltà."

L'emergenza sanitaria del Covid-19 ha innegabilmente segnato gli ultimi mesi del genere umano sul pianeta terra, nessuno escluso. Siamo stati messi a dura prova, chi più chi meno, chi in maniera diretta e chi con la sola sfida della pazienza. Abbiamo avuto occasione e tempo per riflettere, forse siamo cambiati. Quando la situazione è migliorata ed il lockdown è stato allentato, siamo tornati ognuno alle proprie passioni, all'aria aperta e, per quanto possibile, tra le montagne.

Nel Massiccio del Monte Bianco questa prima libertà è coincisa con le buone condizioni delle pareti, consentendo ad alcuni forti sciatori del team SCARPA® di sfilare dal cassetto delle discese sognate da una vita, anche se appena fuori dalla porta di casa. Sul versante Courmayeur Denis Trento ha sciato in compagnia di Manfred Reichegger lo Sperone della Brenva. Denis ci aveva già provato da solo qualche giorno prima, ma i dubbi sulla sua forma fisica e sulle sue motivazioni gli hanno fatto sembrare la montagna e la notte troppo gigantesche e spaventose. A volte basta il compagno giusto per cambiare completamente le sensazioni ed il morale. Così Manfred (garista e anche lui atleta SCARPA®), con la sua attrezzatura race più adatta alla salita che alla discesa, con il suo motore inarrestabile, con la sua esperienza ed amicizia, è stato l'ingrediente fondamentale per la buona riuscita dell'impresa.

​​​​​​​Dal lato francese di Chamonix invece è stato Vivian Bruchez, con un folto gruppetto di amici, a lasciare le sue tracce sul lenzuolo bianco della Aiguille Blanche de Peuterey, festeggiando allegramente ed in compagnia il ritorno tra le vette. A sentirli, sembra che siano andati a prendere una boccata d'aria, a fare un picnic. Invece si sono aggiudicati una discesa che appartiene più al mito che alla storia, senza effettuare nessuna calata in corda doppia. Un regalo delle montagne per ricompensare chi ha saputo attendere con pazienza senza però spegnere la passione.



Abbiamo contattato Denis e Vivian per sentire le loro emozioni post quarantena e per farci trasportare dalle lamine dei loro sci.

Ciao ragazzi, complimenti per la motivazione e l'entusiasmo con il quale cercate ed inseguite queste linee assurde e raramente in condizioni. Da quanto tempo sognavate queste discese?
Denis: "L’80% di quello che faccio in montagna nasce da quello che posso vedere da casa o dalle salite abituali di allenamento che faccio quotidianamente. Ho la fortuna di abitare davanti al Monte Bianco, lo Sperone della Brenva è una delle linee più evidenti che ho davanti agli occhi tutti i giorni. Il problema di questa discesa è che va in condizioni tardi e spesso, quando lo è, la logistica per poterlo sciare è troppo complicata. Negli anni avevo provato diverse volte ad andarci, ma per le cause di cui sopra, avevo sempre fallito. In questa quarantena purtroppo l’ho avuto davanti al naso in buone condizioni costantemente per 50 giorni, troppi per rimandare ancora!

La discesa in se è lunga circa 700m, parte da un dente roccioso a 4300mt, come pendenze arriva a superare i 50 gradi. Tutta la discesa è molto esposta e in diverse sezioni è anche sotto il tiro dei seracchi. Vista la quota, il periodo e le diverse esposizioni, è difficilissimo trovare condizioni buone su tutta la linea, infatti abbiamo dovuto sciare la parte alta su neve dura. La parte più complicata rimane comunque l’avvicinamento ed il rientro, in particolare in questo momento storico con la funivia chiusa. Per arrivare allo sperone siamo dovuti partire alle 2 di notte dal fondovalle (a 1400mt), salire a piedi fino al Pavillon a 2100mt. Da lì abbiamo messo gli sci ai piedi e risalito il ghiacciaio del Toula fino a 3300mt. Abbiamo poi attraversato la combe Maudite fino a scavalcare un colle a 3700mt, per ridiscendere sul ghiacciaio della Brenva. Da lì abbiamo risalito lo sperone con i ramponi, lo abbiamo sciato e abbiamo dovuto rifare tutto il percorso al contrario: un totale di 3400mt di dislivello e 8 ore e mezza in giro."

Vivian: "La parete Nord della Aiguille Blanche de Peuterey è lunga 800mt, fa 50 gradi di pendenza, evita sezioni di ghiaccio ed enormi seracchi... Ho sognato di sciare questa linea fin da quando mi sono appassionato allo sci ripido! È una cima famosa ma selvaggia, sempre visibile dalla stazione a monte della Skyway di Punta Helbronner. Puoi verificarne continuamente le condizioni...e soprattutto non smettere mai di sognarla! Anche la storia dietro la prima discesa da parte di Anselme Baud e Patrick Vallençant è stata per me una grande fonte di ispirazione. Seguire le loro tracce è stato semplicemente un sogno."
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Queste discese sono arrivate quando è stato possibile uscire di casa ed andare in montagna, dopo un lockdown epocale. Come avete vissuto questa situazione?

Denis: "In realtà ho avuto la fortuna di vivere un lockdown molto sereno. Ho 3 figli piccoli e tanto verde intorno a casa. Quindi, comunque tra alti e bassi, le giornate sono passare abbastanza bene. La parte veramente difficile è stata quella di ridare un senso a quello che faccio in un momento tragico come questo.

Infatti non sono riuscito a tenere particolarmente alta né la motivazione né l'allenamento. Sono partito abbastanza bene con trave e rulli, pensando che sarebbe stata un cosa veloce, poi con il prolungarsi della situazione ho dato la precedenza totale alla famiglia. Così dopo la fine del lockdown non avevo più nessuna motivazione e pochissimo allenamento, motivo per cui è stato ancora più complicato pensare di tornare in montagna."

Vivian: "Ho avuto la brutta sensazione di perdere la mia libertà. È stato veramente difficile starsene a casa guardando le giornate pazzesche che si susseguivano là fuori, mentre la neve a mano a mano si scioglieva. Ho approfittato del momento per stare in famiglia, ho due figlie di due anni e mezzo la prima e sei mesi la seconda. Mia moglie era contenta che fossi più presente in casa! Mi sono allenato in bicletta dentro al garage, con lo schermo del computer davanti e video e film di montagna a ripetizione. Sognare, fare esercizi di respirazione e lavorare a nuovi progetti mi ha aiutato a tenere alta la motivazione.



E adesso? Cosa vi aspetta?

Denis:
"Non ricorderò la quarantena in modo negativo. Però il bombardamento di brutte notizie, il fatto di essere chiusi in casa come unica soluzione ai problemi del mondo, la criminalizzazione delle attività outdoor, la difficile situazione economica e sociale, hanno messo in luce la già conclamata inutilità di quello che ho fatto per tutta la vita. Francamente non trovavo un solo motivo per riprendere ad andare in montagna. Ma proprio la montagna mi ha trasmesso ancora una volta il suo messaggio: affrontare le difficoltà. Piano piano sono riuscito a fatica a trascinarmi di nuovo in cima ad una montagna, da dove ho visto nuovamente la realtà dal giusto punto di vista.
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Non arrendiamoci a questa situazione. Anche se i media ci fanno vedere quasi unicamente cose negative, solo tornando (con calma e con rispetto per l'ambiente e per gli altri) alle nostre passioni potremo risollevare noi stessi per primi e poi tutta la società. E poi dove meglio che in montagna si può tenere il distanziamento sociale?

Vivian: "Adesso mi sento molto più conscio della fortuna che ho ad essere in salute, ad avere delle passioni e dei grandi sogni, oltre che a vivere in un posto come Chamonix. Cerco di vivere il più possibile nella natura e di essere curioso, osservando ed ascoltando le montagne ogni giorno."

Credits: Boris Langenstein, Giovanni Zaccaria