IL GIRO DELLE TREDICI CIME IN MENO DI SETTE ORE, È RECORD PER ROBERT E ANDREA

Finisce con un successo la cavalcata a fil di cresta pensata da Antonioli e Prandi sui luoghi della Guerra Bianca: migliorato il primato precedente di quasi un’ora. “Che emozione vedere mio padre sull’ultima salita”. Il racconto della sfida, tra ghiacciai e rocce
Il momento più emozionante è quando Robert ha sentito le grida di suo padre. Era in cima al Monte Cevedale, lo stava attendendo. Nelle gambe una cavalcata che durava da più di cinque ore, nel petto il cuore che pompava a mille, negli occhi le lacrime di gioia per un successo che sembrava sempre più a portata di mano. “Era l’ultima salita, sentirlo che mi incitava è stato esaltante”, racconta Antonioli, atleta del Centro Sportivo Esercito, campione del mondo in carica e per tre volte vincitore della Coppa del Mondo Ismf ed icona del fuoripista.



Due anni fa, assieme a Stefano Confortola, aveva fissato il record sulla “Tredici Cime Ortles Cevedale”. Nove ore e cinquanta minuti per percorrere 36 chilometri con 4.000 d+, punto di partenza e arrivo a Santa Caterina Valfurva, piccolo borgo che chiude la valle. Un tempo che voleva battere, quell’impresa non era stata organizzata nei dettagli. Così, supportato dal team SCARPA e da un gruppo di professionisti che ha allestito punti ristoro, ha disegnato l’avventura in pieno lockdown e si è messo in religiosa veglia del cielo, alla ricerca del meteo perfetto per danzare tra le creste in stile “fast and light” assieme ad Andrea Prandi, giovane promessa dello skyrunning di 22 anni.

Non lo sapeva, ma quattro giorni prima del suo tentativo qualcun altro aveva messo gli occhi su quel tracciato, aperto nel 1891, un percorso nel teatro della Guerra Bianca che i comuni mortali portano a termine in tre giorni di camminate su sentieri attrezzati. Gil Pintarelli, altro atleta SCARPA, e William Boffelli hanno sfidato la montagna in totale autonomia alimentare e fermato il cronometro sul tempo di 7 ore e 51 minuti. “Le condizioni meteo erano stupende – racconta Antonioli - a quel punto non potevamo tirarci indietro e domenica 12 luglio, alle 3 del mattino, la nostra avventura ha avuto inizio”.

Pizzo Tresero, Punta Pedranzini, Cima Dosegù, San Matteo, Monte Giumella, Punta Cadini, Rocca Santa Caterina, Cima di Pejo, Punta Taviela, Monte Vioz, Palon de La Mare, Monte Rosole, Cevedale. Un itinerario ad alta quota, siamo in media a 3.400 metri di altezza, col picco del Cedevale a 3.769. Tra ghiacciai e vette ostili, discese dove perdere metri di dislivello con scivolate controllate e salite verticali da aggredire con le corde e i denti, il viaggio di Robert e Andrea è stato epico.



“Paesaggi stupendi, è stato incredibile”, racconta oggi. “Sono le cime di casa mia, quelle dove mi alleno. Per questo siamo partiti fortissimi, alla prima salita avevamo già venti minuti di vantaggio e al Cevedale lo abbiamo portato a 50 minuti. Vicino al Vioz Andrea è anche riuscito a superare una piccola crisi, il ritmo è calato per qualche minuto e siamo ripartiti senza perdere il vantaggio”. 

Dentro questa avventura di alpinismo “fast and light” – Antonioli ha indossato gli scarponi della linea Ribelle, il prodotto di SCARPA progettato per questa disciplina – c’è infatti una dimensione relazionale che raramente gli sport di competizione prevedono. Si parte e si arriva assieme. Se crolla uno, si ferma anche l’altro. “C’erano passaggi in cui ci siamo legati con una corda”, racconta Antonioli. “Sui ghiacciai sotto la neve, ci sono i crepacci che potevano aprirsi all’improvviso.

La montagna va rispettata, si deve viverla in sicurezza e sempre accompagnati da qualcuno. C’è anche questo messaggio dentro la nostra impresa, chi non conosce le vette deve capire che servono preparazione e attrezzatura per affrontarle”.

Il resto è il racconto dell’arrivo. Di quella manciata di chilometri sull’asfalto, in piano, al caldo, dopo un inferno di roccia e gelo. Chilometri violenti, con le lancette dell’orologio che picchettano nella mente. Il traguardo è là in fondo, assieme al sogno di fermare il tempo come nessuno mai c’era riuscito prima. “Ho odiato quell’ultima corsa, non ce la facevo a tenere il ritmo di Andrea”, ride adesso Antonioli. “Preferisco di gran lunga correre sulle creste che non sull’asfalto, è stato davvero tremendo”.



Il cronometro alla fine è pazzesco: 6 ore, 52 minuti e 56 secondi.
“E’ stata davvero una liberazione, una gioia immensa”, conclude il campione del team SCARPA®️. “Qualcuno magari in futuro batterà questo record, io non credo di aver voglia di riprovarci. È stata davvero dura, mi piacerebbe alzare la mia asticella su altri percorsi. Ma adesso per un po’ lasciatemi seduto sul divano, ho voglia di pensare alla stagione invernale di scialpinismo. Le gambe fanno ancora male, un record per quest’anno mi basta”.

Credits: Giacomo Meneghello

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