MINNA RIIHIMAKI: LA RESILIENZA È DONNA

"Non credo nei miracoli, però il corpo umano è capace di recuperare in modo incredibile e questo dipende soprattutto dalla mente."
Minna Riihimaki è nata e cresciuta in Finlandia, ma all'età di vent'anni ha caricato in macchina una valigia, gli sci e gli scarponi  ed è partita per le Alpi. La scusa  era quella di studiare all'università di Grenoble, ma già sapeva che le Alpi sarebbero diventate la sua casa. Ora vive a Chamonix, dove cresce i suoi due figli, lavora in uno studio dentistico e vive la sua grande passione per la montagna e gli sport all'aria aperta.

La vita ogni tanto impone un prezzo da pagare, e non sempre regala rose e fiori: abbiamo deciso di farci accompagnare da Minna dentro i suoi sogni presenti, passati e futuri: sogni fatti di neve polverosa e ruote di MTB che filano veloci sui sentieri. Sogni di voli leggeri nell'aria e orizzonti sconfinati, ma anche di tanto impegno, sudore e un'enorme resistenza fisica e mentale. Questa era, è e sarà Minna, prima e dopo quel bruttissimo incidente sugli sci che nel 2016 ha inevitabilmente cambiato la sua vita ed il modo di guardare e muoversi nel mondo che ama.
 


Minna, sei una professionista dello sci e della mountain bike. Cosa hanno queste due attività in comune?
Sciare e pedalare sono due attività davvero compatibili, oserei dire che per me sono interscambiabili. Entrambe ti permettono di godere appieno del piacere di scivolare ed approfittare della forza di gravità, per tutto l'anno. Nella bici e nello sci vedo l'opportunità di compiere grandi traversate tra valli e montagne, scoprendo ogni volta cosa c'è dall'altra parte. Mi piace andare in salita perché so che mi sto guadagnando una bella discesa.
Mi piace comunque moltissimo anche la sensazione di andare solamente in discesa. Ripetere più volte lo stesso percorso per perfezionarne la linea, la velocità ed i salti. In questo senso gli impianti di risalita e i bike park offrono grandi opportunità!
 
Raccontaci un paio di successi che hai avuto con gli sci o in sella ad una bici, qualcosa di cui vai veramente fiera.
C'è stato un giorno di sci che è stato veramente grandioso. Le condizioni erano perfette e c'era una perfetta sintonia tra me ed i miei compagni d'avventura. Salendo in funivia eravamo tutti d'accordo che era il giorno giusto per sciare lo sperone Frendo, sulla parete nord dell'Aiguille du Midi. Dopo che siamo scesi, in condizioni perfette di neve polverosa, ho scoperto che ero la prima donna a sciare questa mitica linea. Non potevo che essere fiera di me stessa!

Probabilmente però il più grande successo della mia vita è stato riuscire a sciare nuovamente pareti ripide questa primavera, dopo l'incidente di 4 anni fa. Mi era stato detto che non avrei più camminato senza un bastoncino, quindi essere capace di fare curve saltate con il sorriso stampato in faccia è stata una sensazione incredibile!

In bicicletta invece ricordo con orgoglio il periodo in cui gareggiavo nel campionato europeo di Downhill. Fare gare mi ha dato delle solide basi che ancora oggi mi permettono di migliorarmi e spingermi un po' più in là.
 


Prima dell'incidente ti trovavi spesso a pensare "...e se mi succede qualcosa di brutto?" oppure eri il tipo di persona che non pensava molto alle conseguenze?
Per me accettare i rischi e le conseguenze è un concetto relativo alla conoscenza e coscienza dell'ambiente in cui si è. In montagna è impossibile controllare tutti gli elementi, ma è possibile, anzi necessario, ridurre il rischio al minimo possibile. Bisogna essere previdenti ed esperti, serve conoscenza, ma anche intuito. Poi, quando sei in azione, non c'è più spazio per i brutti pensieri, è meglio concentrarsi sui propri movimenti e sul successo, piuttosto che sulle conseguenze negative che potrebbero esserci se qualcosa andasse storto.
 
Hai avuto molte operazioni in seguito al tuo incidente. Ti sei mai sentita scoraggiata nella riabilitazione? Come hai affrontato la situazione?
Si, ho subito 13 operazioni negli ultimi quattro anni, due pericolose setticemie, e per ben tre volte il dottore mi ha messo a dormire avvisandomi che mi sarei potuta svegliare con una gamba amputata. Questo tipo situazioni mi portano a vedere la vita da una prospettiva diversa...

La riabilitazione è stata una lunga battaglia per tornare come prima, e non sarà mai veramente finita. Adesso ho deciso di non farmi più operare per un po'. Ho deciso di vivere senza legamenti delle ginocchia, che significa utilizzare solamente la forza dei muscoli e la capacità mentale di comandarli come si deve per avere un ginocchio stabile. Negli ultimi anni ho dovuto imparare tutto di nuovo da capo. Come alzarmi, come camminare, saltare, correre, fare squat, camminare in punta dei piedi...insomma come fare ogni movimento che in condizioni normali sarebbe automatico.

Ovviamente ho avuto alcuni momenti di disperazione, ma non così tanti in realtà!
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Affrontare queste difficoltà non lascia molto spazio per lo sconforto. Ho deciso di andare avanti, mi sono messa in testa di continuare a ripetere esercizi molto semplici, ho iniziato a migliorare lentamente, un po' alla volta. I miei progressi sono dovuti anche al supporto di un team di medici davvero speciale e la presenza di alcuni buoni amici intorno. Secondo me il modo migliore per superare le brutte sensazioni è pensare ai propri obbiettivi, a cosa si vuole raggiungere, ed andare in quella direzione con la mente sgombra e serena.
 


​​​​​​​Per riuscire a fare questo pratichi qualche sorta di esercizio mentale? Tipo yoga, mindfullness o meditazione...
Praticavo molto yoga e pilates una volta, prima del mio incidente. Tuttavia era per me solo uno sport complementare, non ci vedevo molto la parte meditativa. Per me il miglior vantaggio che si trae dallo yoga riguarda una percezione più acuta del proprio corpo e della propria mente, l'equilibrio, l'agilità, la flessibilità e la propriocezione. Queste capacità vengono poi molto buone quando si scia, si scala o si va in bici, specialmente nelle situazioni difficili. La coscienza del mio corpo e dei suoi limiti guida e sviluppa la mia forza mentale.
 
Sei veramente forte, sia fisicamente che mentalmente! Che consiglio daresti a chi sta combattendo un processo (più o meno lungo) di riabilitazione?
È importante in primis ascoltarsi e fissare degli obbiettivi. E poi..."Never give up!"
Non credo nei miracoli, però il corpo umano è capace di recuperare in modo incredibile e questo dipende soprattutto dalla mente. Determinazione e motivazione sono gli elementi chiave per diventare resilienti.
 
Tra lavoro, famiglia, riabilitazione e montagna immaginiamo non ti rimanga molto spazio per altro! C'è qualche cosa che ti piacerebbe fare nella vita per la quale non trovi il tempo?
Durante la riabilitazione avevo un po' di tempo libero che ho messo a frutto conseguendo un Master in business administration alla Sorbona. Se non avessi avuto l'incidente, non avrei mai trovato il tempo ed il coraggio per farlo! Recentemente ho anche imparato ad andare in parapendio. È qualcosa a cui non avevo mai pensato prima, e adesso invece mi piace davvero un sacco. Di dà la possibilità di andare in montagna, e soprattutto tornare a casa molto più velocemente ed in maniera più sicura, sia d'estate che d'inverno!
 


Grazie per aver condiviso con noi la tua storia! Prima di salutarci raccontaci quali sono i tuoi sogni per il futuro e le avventure che ti aspettano!
Vorrei esplorare nuovi gruppi montuosi, per esempio la Groenlandia, mettendo insieme magari l'arrampicata su ghiaccio e lo sci... Oppure in Pakistan, per combinare la scalata ed il volare.
Fare alpinismo apre le porte a differenti culture e ci permette di condividere con gli altri delle esperienze che arricchiscono la vita. Il mio sogno è avere una vita il più piena possibile di esperienze!

Adesso mi sento davvero soddisfatta per come sono riuscita a tornare alle mie passioni outdoor.
Ho un progetto in mente per il quale non ho ancora trovato abbastanza tempo. Sto aspettando i giorni di pioggia per cominciare a scrivere...vediamo cosa viene fuori!