Talung 2014

Diario di Giampaolo Corona

Il 27 Marzo siamo partiti da Milano Malpensa con direzione Khatmandu, via Oman. Da lì, abbiamo preso un volo interno verso Bhiratnagar e poi un bus, che in 12 ore, ci ha accompagnato all’inizio del trekking. 
In cinque giorni abbiamo raggiunto Ramche (4000m), dove inizia in ghiacciaio e d
a quel punto erano previsti 3 giorni prima di raggiungere una zona idonea per posizionare il Campo Base. 
Il trekking, nella prima parte, seguiva una vallata abitata da popolazioni induiste e poi, facendo dei passi, uno dei quali a 3300 m, siamo giunti in un’altra valle, con dei villaggi di stirpe tibetana (Yampudin).
A Ramche, dove si usa fermarsi un giorno, i nostri portatori sono inspiegabilmente tornati indietro. Senza
porters siamo rimasti fermi nove giorni. Successivamente la nostra guida ha ingaggiato altri portatori per terminare il trekking.

Intanto con Mario abbiamo esplorato la zona e individuato una zona idonea per il Campo Base: sicura da eventuali valanghe, abbastanza pianeggiante, relativamente vicina al Talung e con presenza di un piccolo lago formato da acqua di fusione del ghiacciaio utile per cucinare per noi e per il nostro staff (cuoco e due kitchenboy).
Dal Campo Base (5000 m), l’avvicinamento alla parete nord del Talung prevedeva l’attraversamento di un ghiacciaio molto crepacciato. La via che abbiamo scelto di seguire, posizionando bandierine utili di notte o in caso di nebbia, passava in un tratto sotto una zona di seracchi con dei distacchi spontanei di blocchi di ghiaccio. In totale abbiamo percorso il ghiacciaio avanti e indietro quindici volte.

La salita che abbiamo deciso di intraprendere seguiva nella prima parte la via dei cechi del 2013, fin sopra un seracco a 6000 m di quota, unico posto dove mettere una tendina.
Da lì la via dei cechi piega a sinistra seguendo dei pendii di neve/ghiaccio non ripidissimi. Noi abbiamo proseguito direttamente sul pilastro nord ovest, con difficoltà costanti di ghiaccio e una fascia di roccia nella parte alta. L’impossibilità di mettere campi (a parte quello a 6000m) e le difficoltà costanti per tutti i 31 tiri di corda che abbiamo fatto, ci hanno obbligato a posizionare corde fisse lungo il percorso. Questo per rendere veloce la discesa e la risalita la volta successiva per continuare la scalata. Speravamo in difficoltà decrescenti nella parte alta di roccia invece ci siamo trovati di fronte a blocchi instabili e all’impossibilità di mettere chiodi da roccia e friends.

Durante la prima parte della spedizione il tempo non ci ha aiutato e in totalità siamo saliti sulla parete dodici volte, posizionato 1300 m di corda fissa, scalato 31 tiri di corda sempre di difficoltà costati di ghiaccio e misto. Abbiamo usato lo spiazzo di due metri quadrati a 6000 m per bivaccare, in modo da risparmiare tempo per andar avanti ad attrezzare la parte alta.
Lo scadere del tempo utile, dovuto all’arrivo dei monsoni, ci ha costretto a scendere da circa due terzi del pilastro a quota 6400m. Sarebbero stati sufficienti altri 300m di corde da posizionare sulla fascia di rocce, al termine dei quali la pendenza si abbatte e la progressione sarebbe stata molto più veloce. Raggiungere la cima e scendere per la via normale. In totale la nostra permanenza al Campo Base è stata di 30 giorni.

La spedizione al Talung North Pillar di quest’anno è stata per me un’esperienza di crescita tecnica e un grosso stimolo. Tentare di aprire una via nuova su un pilastro mai salito di una montagna di oltre 7000 m è stato un grossissimo impegno psicofisico. Negli ultimi anni ho effettuato diverse salite sugli 8000 m senza ossigeno e probabilmente ne farò altre. La salita al Talung oltre all’altissima quota, ha presentato diverse difficoltà tecniche per una via nuova.